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Qual è la viticoltura?

La viticoltura è fondamentale nella produzione del vino; fino a pochi anni fa si riteneva che per ottenere un buon vino si dovesse curare maggiormente il lavoro in cantina; da pochi anni a questa parte si è constatato che per ottenere un prodotto qualitativamente elevato occorre dedicarsi con attenzione anche alle attività in vigna (pratiche agronomiche).

Cultura del vino | 2015-09-09 15:23:07


La vite è una pianta che ha un ciclo vegetativo annuale suddiviso in periodi, ognuno dei quali si chiama “fase fenologica”.

La pianta della vite ha un ciclo biologico (vita) della durata di circa 40 anni; per i primi tre anni la pianta non è produttiva, il periodo migliore per la produzione va dal quinto al venticinquesimo anno. Non è comunque raro trovare vigne molto vecchie che forniscono ancora un ottimo prodotto.
Le zone di coltivazione della vite si trovano quasi esclusivamente fra il 30° ed il 50° grado di latitudine nord e sud, e ad un’altitudine compresa tra il livello del mare ed i 1000 metri circa.
La vite è quindi una pianta che si adatta a climi molto differenti tra loro; tuttavia, all’aumentare della latitudine (e dell’altitudine) si preferisce la coltivazione delle uve a bacca bianca, meno resistenti ai freddi autunnali e quindi vendemmiabili a fine estate, mentre al diminuire della latitudine (e dell’altitudine) si preferisce coltivare uve a bacca rossa e vitigni che possono essere sottoposti alla cosiddetta “vendemmia tardiva”, destinati a produrre vini ad elevata gradazione alcolica.
I fattori fondamentali che permettono di ottenere delle ottime uve da vino, e quindi dei vini di qualità, sono il vitigno (varietà di vite utilizzata), il tipo di terreno (uno stesso vitigno fornisce prodotti più o meno buoni a seconda del tipo di terreno in cui è piantato), il “sesto d’impianto” o densità di distribuzione delle piante (con sesti d’impianto fitti si producono pochi grappoli di uva per pianta ma di migliore qualità), il tempo di esposizione alla luce (almeno 1600 ore/anno), il clima temperato, la zona in cui si trova la vigna (in Italia i pendii collinari sono solitamente le zone di produzione dei vini migliori).
Fra le attività in vigna sono da considerarsi determinanti ai fini della qualità del prodotto finale le potature, ed il diradamento dei grappoli (come detto, minore è il numero di grappoli per pianta, maggiore sarà la qualità dell’uva).
Ultimi parametri, ma non meno importanti, per la produzione di un vino di qualità, sono la scelta del giusto periodo della raccolta dell’uva (vendemmia), il sistema di raccolta (quello manuale, più selettivo, è preferibile al meccanico), ed il sistema di conferimento, o trasporto, delle uve in cantina (per preservarne l’integrità).
Naturalmente tutti i fattori indicati contribuiscono a determinare il prezzo più o meno elevato del prodotto finale.

Sistemazione del terreno

Si rende necessaria specialmente in terreni collinari. La sistemazione dei vigneti con forti pendenze ha come obiettivo la riduzione delle ore necessarie alle pratiche colturali che sono molto gravose potendo arrivare ad impiegare il triplo o il quadruplo del tempo rispetto alla pianura (fino a 2000 ore per ettaro). Bisogna dire che sono però i terreni migliori dal punto di vista del vino prodotto. I vini prodotti in collina hanno potenzialità qualitative superiori in confronto a quelli prodotti in pianura. Fin dai tempi dei romani la vite viene coltivata sulle colline e la filosofia tradizionale del vigneto collinare prevede fondamentalmente due tipologie: secondo le linee di massima pendenza (rittochino) o perpendicolarmente (girapoggio) ad esse. Esistono inoltre soluzioni intermedie come il cavalcapoggio in cui il filare segue una direzione (tipo est – ovest) risultando sia a rittochino che a girapoggio, si tratta di situazioni marginali. La prima (rittochino) non ostacola l’erosione ma consente un buon livello di meccanizzazione. La seconda invece si oppone con forza al ruscellamento e quindi all’erosione ma è difficilmente meccanizzabile. Le soluzioni moderne prevedono la sistemazione dei nuovi terreni collinari secondo due forme razionali:

  • Terrazzamenti di medie dimensioni

Si preparano ricostruendo sia le piccole terrazze che le murate di sostegno con cemento armato. Sulle terrazze così formate si sistemano a rittochino i filari. In questo caso è possibile meccanizzare alcune operazioni colturali con trazione funicolare e cannoni irroratori. Non è possibile accedere alla terrazza con un trattore.

  • Ciglioni

Si sistemano i ciglioni (zona del terreno al margine di una scarpata) a giropoggio con filare sull’esterno del ciglione, la scarpata di sostegno viene inerbita. All’interno (verso il lato monte), il ciglione sostiene un filare in piano su cui può circolare un trattore per gli interventi al verde. A seconda della pendenza i ciglioni possono essere larghi (due o più filari) se la pendenza è lieve o stretti (un unico filare) se la pendenza è eccessiva e/o la roccia è superficiale.

Impianto

L’impianto d’autunno è da preferire in zone calde soprattutto quando vi è una piovosità prevalentemente invernale. In questo modo le piantine radicano già durante l’inverno e sopporteranno meglio la siccità estiva. In zone più fredde dove c’è il rischio di inverni molto asciutti è meglio procedere all’impianto in primavera.

Va ricordato che prima dell’impianto è utile conoscere a fondo l’ambiente colturale ed il terreno (analizzandolo) per scegliere al meglio le varietà adatte ad un ambiente piuttosto che ad un altro.

Per il tracciamento dei sesti d’impianto è importante decidere le distanze a cui porre le piante poiché un volta cresciute è molto difficile modificarle, tenendo sempre ben presente il tipo di forma d’allevamento scelta ed inoltre la possibilità di meccanizzazione (oggi fondamentale).

Palatura: i pali ovviamente devono essere messi in verticale con la massima precisione, per questo oggi si usano macchine che li piantano con altissima precisione.

Importantissimi inoltre sono i pali di testata che devono avere una certa inclinazione e delle ancore ad almeno 1 m sotto terra.

È necessario decidere che forma di allevamento scegliere tra quelle in volume (tridimensionali), ovvero ad alberello; a controspalliera (bidimensionali), ovvero a tralcio rinnovato fra cui: guyot, capovolto, archetto o a cordone permanente (speronato, sylvoz o casarsa, cordone verticale); a tetto (parallelo al terreno) come pergola, tendone, raggi (belussi), spalliere-pergole; doppie cortine (G.D.C., duplex), cortina semplice (cordone libero).

Potatura

La potatura di allevamento assicura un rapido sviluppo della struttura scheletrica e radicale della vite ed una rapida messa a frutto. Questa fase può durare dai 2 ai 3 anni. (Vedi Metodi di allevamento della vite)

La potatura di produzione ha lo scopo di produrre ma anche di mantenere le piante “pulite” e nella forma di allevamento stabilita. Visto che le viti sono piante molto vigorose questi interventi devono garantire un adeguato carico gemmario e limitare la vigoria.

La potatura della vite ha anche la funzione di massimizzare la produzione di uva, eliminando i rami che portano meno frutti.

Lasciare solo i rami “essenziali” fa sì che la pianta concentri tutta la sua energia nei grappoli d’uva anziché distribuirla in molti rami e foglie.

Per individuare quali sono i rami fruttiferi occorre dividere i rami in categorie, a seconda della loro distanza dalla radice.

  • categoria zero: è il fusto principale della pianta, a partire dalla radice, e comprende i rami legnosi, di colore marrone e con superficie ruvida
  • rami del primo anno: sono quelli che partono dai rami di categoria zero, sono flessibili e di colore verde.
  • rami del secondo anno: partono dai rami del primo anno
  • rami del terzo anno: partono dai rami del secondo anno

e così via.

Come si può intuire dal nome dato alle categorie di rami, la nascita di nuovi rami avviene una volta all’anno, in primavera. Si è verificato sperimentalmente che l’uva migliore e più abbondante cresce dai rami del secondo anno. Conseguentemente si tende a lasciare solo rami del secondo anno e rami del primo anno. I rami del primo anno servono per avere da questi, l’anno successivo, dei rami del secondo anno che produrranno uva.

Il numero dei rami che si lascia dipende dalle usanze della zona: da un minimo di un solo ramo del primo anno e un solo ramo del secondo anno (ed è questo il metodo più diffuso) fino a tre rami del primo anno e a tre rami del secondo anno. Il periodo più adatto alla potatura è all’inizio della primavera, quando sono già nati i rami dell’anno in corso ma non vediamo ancora i nuovi grappoli.

Poco prima della vendemmia in talune zone si usa sfoltire ancora la vite, togliendo un po’ di tralci e foglie, sia per far prendere ancora un po’ di sole all’uva sia per facilitare il lavoro dei vendemmiatori.

Avversità della vite

Insetti

·Coleotteri:
  • Altica – gli adulti e le larve di Haltica lythri ssp. ampelophaga si nutrono delle foglie
  • Anomala – il genere Anomala vitis provoca erosioni dei tessuti internervali delle foglie
  • Bostrico dai sei denti – le larve e gli adulti di Sinoxylon sex-dentatum scavano gallerie dirette in tutti i sensi interessando l’intero spessore dei rametti che possono facilmente spezzarsi.
  • Gramignuolo – le larve di Cebrio gigas si nutrono dell’apparto radicale distruggendolo in breve tempo
  • Oziorrinco – gli adulti di Otiorrhynchus sulcatus erodono i germogli, le foglie e le radici; le larve si nutrono delle radici
  • Rizotropo – le larve di Amphimallus soltitialis erodono le radici
  • Scarabeo – le larve di Phyllognathus silenus si nutrono dell’apparato radicale delle piantine da poco messe a dimora
  • Scrivano – gli adulti di Adoxus obscurus si nutrono delle foglie provocando erosioni irregolari e tortuose; attaccano anche gemme e germogli provocandone il disseccamento; le larve si nutrono delle giovani radici
  • Sigaraio – le femmine di Byctiscus betulae formano con le foglie arrotolate dei nidi a forma di ‘sigaro’, in cui depongono le uova, le larve si nutrono dei tessuti fogliari che formano la parte interna del nido
·Ditteri:
  • Cecidomia – le larve di Dichelomyia oenophila causano galle fogliari di colore rosso, di aspetto convesso su entrambe le pagine fogliari, con il lato inferiore peloso e forato, un’attenta osservazione delle galle evita di confonderle con quelle di Fillossera
·Ricoti:
  • Cicadella bufalo – il rincote Stictocephala bisonia causa danni alla vite grazie alle sue punture di nutrizione che provocano defermazioni, accartocciamenti e ingiallimenti su tralci, foglie, piccioli e rachide del grappolo. L’attaco può essere problematico sulle giovani piantine dei vivai.
  • Cicalina – gli adulti di Empoasca vitis con le loro punture causano l’arresto della maturazione dell’uva e una scarsa lignificazione dei tralci; lo Scaphoideus titanus è il vettore della flavescenza dorata della vite, patologia provocata da un Fitoplasma.
  • Cocciniglia bianca – adulti e neanidi di Diaspis pentagona si sviluppano sulle parti epigee della pianta nutrendosi della linfa, formano sui tralci legnosi dense croste di follicoli pluristratificati
  • Cocciniglia cotonosa – adulti e larve di Planococcus citri colpiscono tutti gli organi erbacei e legnosi, causando anche danni indiretti sui grappoli, in quanto gli escrementi favoriscono lo sviluppo di fumaggine
  • Cocciniglia nera – adulti e neanidi di Targionia vitis invadono il tronco e i tralci ricoprendoli quasi totalmente e insinuandosi nelle screpolature della corteccia
  • Cocciniglia a virgola – adulti e neanidi di Mytilococcus ulmi attaccano i giovani tralci e le foglie.

·Fillossera:
  • le femmine di Daktulosphaira vitifoliae nate in primavera da un uovo ibernante, provocano sulle foglie una galla che sporge nella pagina inferiore in cui depone le uova, da cui nascono le neogallecole-gallecole che invadono la parte epigea della pianta provocando la formazione di numerose galle, in cui depongono a loro volta le uova, da cui nascono soprattutto a fine estate nuovi individui chiamati neogallecole-radicicole che si calano nel terreno invadendo le giovani radici provocandovi numerose nodosità, in prossimità dell’autunno le forme radicali depongono delle uova che danno origine alle sessupare alate che sciamano e sono in grado di deporre uova da cui nascono individui maschi o femmine che accoppiandosi danno vita all’uovo che iberna, da cui in primavera nascerà la femmina fondatrice. Questo ciclo è completo solo sui vitigni americani mentre sulla vite europea manca la fase epigea e si sviluppano solo le forme radicicole che ibernano sulle radici.
  • Metcalfa – La Metcalfa pruinosa è un insetto polifago in grado di colonizzare svariate specie. Su vite attacca la pagina inferiore delle foglie, i tralci, i germogli e i grappoli, ricoprendoli con una secrezione zuccherina sulla quale si sviluppano fumaggini che ostacolano la fotosintesi e danneggiano lo sviluppo e la produzione della pianta.
  • Pulvinaria – le larve di Pulvinaria vitis L., invadono foglie e giovani rametti, mentre gli adulti invadono i tralci più grossi

·Lepidotteri:
  • Bombice dispari – le larve di Lymantria dispar si nutrono del lembo fogliare
  • Eulia – le larve di prima generazione di Argyrotaenia pulchellana danneggiano i fiori, mentre quelle di seconda generazione gli acini, provocando oltre al danno indiretto anche un maggior rischio di attacchi di Botrite
  • Minatrice – le larve giallicce di Holocacista rivillei vivono nel parenchima fogliare scavando gallerie sempre più grandi fino a formare una grande camera, dove si incrisalida
  • Rodilegno rosso – le larve di colore rosso-vinoso di Cossus cossus provocano numerose gallerie sotto la corteccia che finiscono per congiungersi formando ampie camere che raggiungono il cilindro centrale
  • Tignole – le larve di Polychrosis botrana e Eupoecilia ambiguella colpiscono il grappolo in tutte le fasi di maturazione, provocando il disseccamento dei fiori e erodendo gli acini, distruggendo i grappoli
  • Tortrice – le verdi larve di Sparganothis pilleriana si nutrono delle foglie, delle gemme, dei fiori e dei germogli, avvolgendoli con fili sericei
  • Zigena – Gli attacchi di Theresimima ampelophaga sono saltuari ma possono causare perdite di produzione del 30%. Le larve, attaccano le gemme in schiusura, i germogli e le foglie.

·Tisanotteri:
  • Tripide della vite: – il tripide Drepanothrips reuteri attacca la vegetazione giovane, poco dopo l’apertura delle gemme, causando ritardi nel germogliamento della vite. È possibile notare striature e tacche necrotiche lungo le nervature e alla base dei germogli


Acari

  • Eriofide dell’erinosi – l’attacco di Eriophyes (=Colomerus) vitis provoca sulle foglie bollosità sporgenti sulla pagina superiore a cui corrisponde una fitta peluria sulla pagina inferiore, dove si nasconde l’acaro; l’attacco ai grappoli causa la caduta degli acini
  • Eriofide dell’acariosi – l’acaro eriofide Calepitrimerus (=Phillocoptes) vitis causa deformazioni, accorciamento degli internodi e decolorazione delle folgie in estate. Dalla fine di luglio le folgie assumono una colorazione rugginosa o bruna-nerastra
  • Ragnetto giallo – l’attacco di Eotetranychus carpini f. vitis provoca la morte dei coni gemmari, la frastagliatura delle foglie, l’accorciamento degli internodi, l’ingiallimento e arrossamento internervale e seccume delle foglie
  • Ragnetto rosso dei fruttiferi – Le viti copite da Panonychus ulminelle prime fasi vegetative, presentano germogli privi delle folgie basali, deformazioni della lamina folgiare, areee necrotiche sugli intenodi. In estate le folgie colpite sono dapprima plumbee, poi giallastre o rossastre


Nematodi

  • Anguillula radicicola – l’attacco di Meloidogyne sp., causa numerosi ingrossamenti sul fittone e le radici secondarie, dalle galle originarie, che vanno da dimensioni di pochi mm a circa 1 cm, il parassita si diffonde internamente attraverso i vasi, o attraverso il terreno infettando altre piante


Funghi

  • Antracnosi – l’attacco di Gloeosporium ampelophagum colpisce le foglie determinando piccole aree secche isolato o confluenti bordate di nero-violaceo; i tralci colpiti presentano tacche circolari depresse, di colore brunastro e consistenza cuoiosa; gli acini infettati si spaccano facilmente favorendo la proliferazione di ‘muffa grigia’
  • Eutipiosi – le piante attaccate da Eutypa lata presentano germogli deboli, internodi corti, fogli piccole, deformi, clorotiche, con necrosi ai margini. L’infezione peggiora di anno in anno fino a causare la morte della pianta dopo 3-4 anni.
  • Escoriosi – i giovani tralci colpiti da Phomopsis viticola, presentano lesioni e fessurazioni, anche profonde; altro sintomo caratteristico è l’imbianchimento in corrispondenza delle zone colpite. Tali sintomi si manifestano soprattutto d’inverno
  • Mal dell’esca – l’attacco di Stereum hirsutum, Phellinus ignarius e altri agenti fungini causa la morte più o meno repentina dell’intera pianta, alterando i tessuti legnosi ad esclusione dello strato esterno
  • Marciume acido – prende il nome dall’odore di aceto emanato dai grappoli colpiti. Questa malattia è provocata da un’azione congiunta di varie specie di lieviti, che attaccano gli acini, provocandone il disfacimento.
  • Marciume nero – tutti gli organi erbacei della vite possono essere attaccati da Guignardia bidwellii, con presenza di tacche necrotiche su foglie, tralci, germogli e piccioli fogliari. Gli acini colpiti appassiscono ed imbruniscono, fino ad assumere un colore nero brillante
  • Marciume radicale – si manifesta con indebolimento generale della pianta, appassimento delle foglie, crescita della vegetazione ridotta. È causato da Armillaria mellea e Rosellinia necatrix
  • Muffa grigia – l’attacco di Botrytis cinerea è limitato al grappolo, ed è favorito dalle lesioni presenti sugli acini, che assumono una colorazione marrone ricoprendosi di una patina feltrosa di colore grigiastro
  • Oidio – sulle foglie attaccate da Uncinula necator si possono osservare zone sfumate decolorate ricoperte da una efflorescenza biacastra, gli acini colpiti presentano lesioni reticolate nella buccia e nella polpa
  • Peronospora – le foglie attaccate da Plasmopara viticola presentano in un primo momento delle macchie traslucide, dette macchie d’olio ricoperte sulla pagina inferiore da abbondante muffa di colore biancastro, successivamente disseccano; i giovani tralci erbacei colpiti assumono consistenza molliccia e successivamente la necrosi dei tessuti; i grappoli attaccati in qualunque fase della fioritura, disseccano in tutto o in parte
  • Carie bianca della vite – causata dal fungo Pilodiella diplodiella, si sviluppa in seguito a grandinate e si manifesta con danni ai grappoli che si ricoprono di pustole biancastre. Gli acini così copliti cadono a terra.


Batteri

  • Mal nero – causato da Xylophilus ampelinus, interessa tutti gli organi aerei. Dalla ripresa vegetativa si osservano disseccamenti di gemme e germogli; in estate i tralci dell’anno presentano lesioni cancerose mentre sulle foglie sono visibili maculature che evolvono poi in aree necrotiche
  • Rogna – il fusto e i rami colpiti da Agrobacterium tumefaciens presentano ampi tumori che fuoriescono dal ritidoma, l’infezione è favorita da ferite occasionali (per agenti atmosferici) o provocate da interventi di potatura


Virus

  • Arricciamento – insieme di ceppi virali diversi, con attacchi contemporanei o sequenziali con specifica sintomatologia:
    • Arricciamento vero e prorio – l’infezione provoca un aspetto cespuglioso delle piante, accorciamento degli internodi, che assumono un andamento a zig-zag con nodi spessi e biforcati; le foglie assumono un aspetto prezzemolato e asimettrico, con riduzione della superficie e presenza di cordoni endocellulari nel floema e nello xilema, i grappoli colpiti hanno una scarsa allegagione, acinellatura e irregolare maturazione degli acini
    • Mosaico giallo – le foglie colpite presentano sul lembo e le piccole nervature, macchie variamente estese di colore giallino successivamente brunastro, con caduta anticipata, i grappoli colpiti rimangono piccoli e danno una produzione scarsa
    • Scolorazione perinervale – si presenta con bande clorotiche ai lati delle nervature, i grappoli colpiti rimangono piccoli e danno una produzione scarsa, la diffusione del virus è favorita da materiale di moltiplicazione infetto e da nematodi del genere Xiphinema
  • Accartocciamento – le foglie colpite, manifestano d’estate, l’accartocciamento del bordo verso il basso e una consistenza pergamenacea, assumendo una colorazione rossastra o clorotica; le piante colpite ritardano la maturazione degli acini, con scarsa invaiatura delle uve rosse
  • Suberosi corticale- provoca l’inspessimento e la spugnosità della corteccia, con fessurazioni longitudinali e irregolare lignificazione dei tralci
  • Legno riccio – l’infezione provoca l’ispessimento della corteccia con scanalature superficiali del cilindro legnoso, dove si formano protuberanze costolute e crestiformi, le piante colpite hanno vegetazione stentata, e muoiono dopo poche stagioni


Colpo di sole

L’irradiazione solare eccessiva provoca la comparsa di macchie brunastre sugli acini, che presentano la buccia raggrinzita e con vistose spaccature


Danni da freddo

L’abbassamento drastico delle temperature provoca la necrosi delle gemme, il rammollimento dei germogli e necrosi parziale o totale dei tralci

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